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LA CRISI DEL SISTEMA BANCARIO

CRISI DEL SISTEMA BANCARIO: PROSPETTIVE

(Le Calamdrine, 11.04.2017)

 La crisi delle banche non esiste. Con questa affermazione si è espressa la Prof. Chiara Mio, Docente Ordinaria al Dipartimento Management di Cà Foscari, attualmente Presidente della Banca Popolare Friuladria S.p.A. In sostanza l’oratrice  ha semplicemente ripetuto con fermezza quanto già sentito – attraverso i media – dalla voce dei nostri governanti preposti all’economia e finanza e ne ha inteso spiegare i motivi.

Esistono banche sofferenti per mala conduzione, non ossequienti ai loro principi ispiratori, di essere cioè venditrici di prestiti per raccogliere in cambio il risparmio. Ordinariamente quelle che non sanno rimontare eventuali squilibri, sono destinate al fallimento. Pare che in Europa vi sia un giro di “malagestio” di 150 mld. di €, per i quali non è – e non sarà – facile la capacità di ricupero. Peraltro all’estero le forti esposizioni, citabili ad es. quelle di Germania ed Austria, hanno aspetti di ricupero più incoraggianti dei nostri sia verso i derivati che per la limitata profittabilità.

Già da anni è in corso una regolamentazione su scala europea per attutire le crisi con l’introduzione del Bail-in, il “salvataggio interno” delle singole banche, che ha lo scopo di poter manomettere eventuali depositi dei risparmiatori a vario titolo per rimediare i propri bilanci.

Qui entrano le funzioni della Banca d’Italia che ha, tra l’altro, il compito di sorvegliare i movimenti delle singole banche, potendone pianificare la gestione prima che abbia  a succederne il cedimento in maniera irreversibile. Il tutto accettando nei dettagli la regolamentazione della direttiva europea “Bank Recovery and Resolution Directive”. Ci si domanda a questo punto se i compiti della nostra Banca Centrale hanno soddisfatto le attese negli anni passati e recenti. Attenendosi alle direttive della BCE, che a più riprese autorizzò l’emissione di mezzi monetari illimitati, ha permesso alle grandi banche di fare forti acquisti in denaro assicurandosene queste il controllo.

Oggi tuttavia i mercati, in mano agli speculatori, si sono resi conto che in alcuni comparti strategici (ad es. le fonti energetiche) cresce la produttività grazie a tecnologie d’avanguardia, riducendo quindi l’occupazione. A fronte di ciò le banche lesinano il credito ad imprese  a forte intensità di lavoro. E’ a questo punto che lo Stato ha perso autonomia monetaria ed oltre alla revisione della contabilità bancaria, qual è il suo vero compito,  deve sopperire alle carenze con moneta sovrana mascherata, espressa in buoni acquisto, voucher,  certificati di credito erariali ed altro. Visto l’enunciato iniziale, il risparmiatore attende fiducioso alla finestra.

 

 

Aldo Vianello

 

 

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