LA PRIMA GUERRA MONDIALE NELL’OPITERGINO: PAROLE E IMMAGINI
(Revedin, 01.03.2016)
Nel novero delle manifestazioni per ricordare i cent’anni d’inizio della Prima Guerra Mondiale, il nostro Club ha inteso organizzare un meeting peculiare a riguardo di quanto e come è pesata la conflagrazione nella nostra area, in pieno contatto con la linea del Piave. Portavoci due appassionati di storia, sempre di casa nostra, il Dott. Vito Marcuzzo e il Sig. Renzo Toffoli.
A distanza di molti decenni sono venute alla luce di recente delle strutture in pietra e cemento, ormai sepolte dal terreno agricolo, distribuite nella campagna di Rustignè e prospicienti il fiume. Nel metterle allo scoperto con opere di scavo, si notò che erano piccoli bunker – di pochi metri quadrati – orientati ad occidente verso le linee italiane ed atti ad alloggiare avanguardie di vedetta dell’esercito austro-ungarico. Dopo Caporetto, l’esercito nemico si era infatti schierato lungo il Piave e, grazie ad accurate ricerche condotte dai due studiosi presso l’Archivio Storico-Militare di Vienna, se ne poterono riscontrare, a conferma, i progetti. Piccoli cimeli dunque, ma di consistente testimonianza di uno dei più tragici eventi mai dimenticati.
Doveroso poi il richiamo al nobile sandonatese Giannino Ancilotto, coraggioso pilota d’aereo appena ventenne, organizzatore di molteplici raid. Nel 1917 si segnalò per avere arditamente investito e incendiato con l’aereo un pallone frenato austriaco da osservazione, noto come Drachen. Uscì miracolosamente illeso dall’impatto: per l’impresa venne decorato di medaglia d’oro al v.m. Quello fu il preludio di successivi vittoriosi combattimenti aerei. A fine conflitto gli si attribuirono ben 11 aerei nemici abbattuti.
Numerose furono le sue imprese aeronautiche anche nel dopoguerra, in clima di pace, non solo in Italia, bensì anche in altre parti del mondo. Nel 1921 compì in Perù l’atterraggio in alta quota mai raggiunto (Cerro de Pasco, m. 4330 s.l.m.). Morì nel 1924 a Caravaggio per un banale incidente stradale (!).
Il 1917 fu dunque l’anno di Caporetto e fu tragico per le conseguenze che ne patì la popolazione rimasta coinvolta dall’avanzata austriaca. Una pagina di storia fu scritta dal coraggioso Arciprete di Salgareda, Don Piero Sartor, che si prodigò a protezione di tanti derelitti e sbandati, potendo in qualche maniera fare anche da intermediario con i comandi degli invasori. Quando lo scomodo sacerdote fu trasferito nella vicina Fossalta Maggiore e poi a Cavalier, scrisse delle memorie di cui, a causa degli eventi, se ne persero le tracce. Fu grazie ad una ricerca presso l’Archivio Vescovile di Treviso che il Toffoli riuscì a scoprire quasi casualmente le esclusive testimonianze, raccontate attraverso le storie del vivere quotidiano di singole persone o famiglie.
Ho inteso rievocare tre diversi aspetti del conflitto nell’intento di raffigurare simbolicamente quali fossero le diverse realtà vissute in quegli anni tragici dai nostri padri, ma quanti rivoli ancora di avventurosi drammi sappiamo essere confluiti nel vasto contenitore della nostra storia!
Aldo Vianello
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