“Leonardo, lo scienziato dell’arte”. Questo il titolo della relazione della dottoressa Gabriella Niero, storico e critico dell’arte, tenuta al ristorante e centro congressi Cà Lozzio a Piavon di Oderzo nella serata di martedì 26 Novembre 2019: l’anno Leonardiano, così definito per la ricorrenza dei cinquecento anni dalla scomparsa del genio italiano più famoso nel mondo.
Perché scienziato dell’arte? La dottoressa Niero chiarisce il titolo della sua relazione evidenziando come Leonardo, fin dai primi esercizi compositivi (Studio di paesaggio a penna e inchiostro, 1473), cerchi una sintesi del tutto personale tra la propria creatività e l’osservazione oggettiva e scientifica dei fenomeni naturali, catturati nel momento del loro prodursi e manifestarsi alla vista. Artista e sperimentatore, creatore ed osservatore: così Leonardo diventa interprete “fra l’artifiziosa natura e la umana specie” (Codice Atlantico, 1490). Come evidenzia la relatrice, le ali dell’angelo nel dipinto l’Annunciazione (1472 – 1474) sono ali vere, reali, materiche, e il vortice d’aria da loro creato induce la Vergine a tenere con una mano le pagine del libro posato sul leggio, per evitare di smarrire l’ordine della lettura. Ma, come acutamente osserva la Niero, Leonardo non si accontenta di trasfigurare artisticamente il mondo esterno: il suo ideale artistico, perfettamente raggiunto, è quello di visualizzare il mondo interiore dei personaggi, traducendolo in un gesto o in un movimento corporeo (“Li moti mentali sanza il moto del corpo lasciano cadere le braccia, mani ed ogni parte che mostri vita” Vasari, Libro di Pittura). Ecco quindi il magistrale dipinto della Belle Ferronièrre (1493 – 1496): nell’apparente immobilità della postura di questa figura, il suo moto mentale si affida interamente alla magnetica intensità dello sguardo. Non solo: come scrive il Versiero: “ … la semplicità di impostazione e composizione di quest’opera è del tutto ingannevole. Essa, al contrario, si dimostra estremamente complessa e raffinata, avendo evidentemente Leonardo voluto porsi su un piano di competizione con la scultura … per superare il limite bidimensionale della tavola.”
Antonello Croce
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