Il rapporto tra gli ospedali del territorio e le loro comunità è stato nel tempo, almeno nella Regione del Veneto, connotato da un forte legame di appartenenza, non fosse altro per il fatto che gli stessi sono sorti e si sono sviluppati grazie ad importanti donazioni. Questo legame di appartenenza era stato pienamente colto dalla prima riforma sanitaria che aveva istituito le unità locali socio-sanitarie, connotandole proprio come strutture operative dei comuni ed assegnando ad un comitato di gestione, espressione delle amministrazioni comunali per il tramite della assemblea dei sindaci, la loro gestione. Le riforme succedutesi poi nel tempo, attraverso l’aziendalizzazione delle unità locali socio-sanitarie, hanno via via spezzato questo legame istituzionale tra l’ospedale e la sua comunità, divenuto sempre più fievole e remoto. La creazione, con l’ultima riforma, delle unità locali socio-sanitarie di grandi dimensioni territoriali è stato l’ultimo tassello di questo processo. In realtà, però, gli ospedali del territorio sono ancora lì, ad assistere le persone quando ne hanno bisogno. Pensando ai reparti, agli ambulatori, alle sale operatorie, agli uffici, se solo si avesse la sensibilità emotiva di fermarsi un attimo, si potrebbe cogliere il ricordo di molte persone che hanno passato una vita al servizio degli altri e rivivere anche momenti gioiosi, per una nascita, o dolorosi, per un saluto eterno, il film di una vita. Non più un legame istituzionale, quindi, ma un legame emotivo. Questo legame emotivo è un valore sociale e nessuna riforma potrà mai cancellarlo definitivamente se solo le comunità sapranno comprenderlo e testimoniarlo, certo lontano da inutili campanilismi, facendo finta di non sapere che il progresso scientifico ha fortemente cambiato l’assistenza ospedaliera. Se la missione del mondo Lions è quella di servire, è sembrato naturale pensare che potesse rientrare nel concetto di servire anche il contribuire a mantenere vivo questo legame emotivo tra l’Ospedale di Oderzo e la sua comunità, richiamando l’attenzione verso questa essenziale realtà. L’idea della serata è nata nell’estate dello scorso anno, quando, ancora provati dalla prima fase della pandemia, era forte l’emozione per l’impegno prestato anche dall’Ospedale di Oderzo, al quale era ed è giusto che la sua comunità dedichi un sentito riconoscimento. Nel corso della serata del 26 ottobre 2021, il Lions Club ha avuto, quindi, come gradito ospite il dott. Pietro Valenti, nuovo primario del reparto di medicina interna dal 1° aprile 2020, a testimonianza delle professionalità della sanità opitergina. Un intervento, il Suo, dedicato al “ruolo e valore della medicina interna nella sanità di oggi”, che ha permesso di inquadrare il rapporto tra l’intervento specialistico e la gestione complessiva della persona ammalata, considerata nella globalità dei suoi bisogni, anche attraverso l’integrazione della rete dei servizi ospedalieri e territoriali. Di rilievo, un emozionante tratteggio dei valori umani della professionalità del medico che permettono una lettura approfondita delle esigenze del paziente.
La serata è stata anche l’occasione per un particolare ricordo del dott. Franco Tonetto, socio del Lions Club di Oderzo e Presidente dello stesso nell’annata 1995/1996, mancato nel giugno del 2020. Originario di Fontanelle, dopo essersi laureato in medicina e chirurgia presso l’Università degli Studi di Padova, aveva lavorato dal 1975 al 2002 presso il reparto di chirurgia generale dell’ospedale di Oderzo, concludendo la sua carriera in qualità di primario del reparto di pronto soccorso della stessa struttura dal 2002 al 2011. Un sentito ringraziamento ad un socio che, nella sua qualità di medico, si era impegnato ad avviare, sin dall’annata 2012/2013, il “Progetto Martina”, finalizzato ad informare ed educare i giovani ad avere maggior cura della propria salute, attraverso interventi di educazione presso le scuole. Dedizione, disponibilità e affabilità nel rapporto con i giovani hanno caratterizzato, per diversi anni, l’impegno del dott. Franco Tonetto anche dopo essere andato in pensione.
Paolo Pavan
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