Nella suggestiva location di villa Molon Traverso di Campodipietra, il 23 novembre u.s. i soci del club di Oderzo del Lions International hanno avuto modo di confrontarsi con il prof. Giuseppe Manzato, Opitergino, docente di Filosofia Morale e Sociologia presso alcune delle più prestigiose Università del Triveneto. Giornalista pubblicista e già Ufficiale del Corpo degli Alpini, il prof. Manzato ha spaziato, nella sua relazione, dall’attualità dominata dal “pensiero-non pensiero” degli influencer via social, sino ad arrivare ai massimi pensatori della Magra Grecia. Il cuore del suo appassionato ragionamento è stato il “tema etico” che dovrebbe obbligare il cittadino a riflettere su verità scomode che rimandano a quell’Umanesimo ad un tempo latino e cristiano, radice della nostra cultura. Una riflessione coraggiosa, che non chiede d’essere supinamente condivisa, ma seriamente discussa ed approfondita. Tra le tante riflessioni trattate da sottolineare l’idolatria del corpo con la relativa conseguenza della “scomparsa della persona”. Il degrado ambientale ed il disprezzo per la vita. L’attuale passaggio dall’homo sapiens all’homo videns con la conseguente perdita di identità e, quindi, la necessità di ripartire dall’educazione, dalla Scuola.
Particolarmente apprezzato è stato il passaggio del suo intervento laddove ha esaltato, con incredibili lunghissime citazioni a memoria, la filosofa e scrittrice francese Simone Weill la quale, nei primi anni del 1900 (è morta a soli 34 anni nel 1943), seppe indicare una sorta di direttiva per il rinascimento europeo sulle macerie della devastante seconda guerra mondiale. La Weil procedette ad una sorta di sistematizzazione dei bisogni fondamentali dell’essere umano. Anzitutto, vi sono i bisogni fisici: il nutrimento, l’abitazione, il vestiario, l’igiene, il caldo, le cure in caso di malattia, la protezione dalla violenza. Seguono, non meno importanti, i bisogni morali. Questi si distinguono dai desideri; i desideri sono illimitati e, per così dire, “insaziabili”; i bisogni morali, al pari dei bisogni fisici, possono invece essere soddisfatti e non conoscono un rimando ad libitum. Si dispongono per coppie di contrari e sono: ordine e libertà, ubbidienza e responsabilità, uguaglianza e gerarchia, onore e punizione, sicurezza e rischio, libertà di opinione e verità, proprietà privata e proprietà collettiva. A fondamento e coronamento di questa antropologia dei bisogni sta un bisogno principale, dalla Weil denominato bisogno di radicamento e cioè la necessità di ri-trovare le radici comuni e la capacità di sentirsi parte integrante della società in cui si vive. Esattamente il contrario della tanto esaltata globalizzazione che stiamo vivendo e, per certi versi, contribuendo a realizzare.
Roberto Carrer
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