TEATRO: ARTE, FOLLIE E IMPRESA.
(Gellius, 22.05.2018)
Dedicare la vita all’arte e alla musica in particolare, con un trasporto passionale pari allo slancio oratorio, non è cosa di molti. Tale è apparso il Dott. Fortunato Ortombina, che dall’anno scorso è Sovrintendente del Gran Teatro La Fenice di Venezia, massimo riconoscimento per la complessa gestione artistico – organizzativa dell’Ente. E’ giocoforza inserirsi nella sua autobiografia per capire il filo logico di una esaltante carriera.
Mantovano, figlio di impresario, col quale ha collaborato da giovanissimo e dal quale ha tratto le prime, valide esperienze di attività professionale, si è presto inserito nei tanto desiderati studi musicali e umanistici presso il Conservatorio di Parma, divenendo Professore d’orchestra. Da allora la sua carriera è contraddistinta da un progredire di impegni e responsabilità in più centri di alto valore artistico. Segretario Artistico del Teatro S.Carlo di Napoli nel 2000, pochi anni dopo assume la Direzione Artistica del Teatro Alla Scala a Milano e l’insegnamento di “Storia dei sistemi produttivi musicali” all’Università di Pavia. Già nel 2007, per la sua vasta esperienza, è chiamato come Direttore Artistico a Venezia.
Attento studioso della filologia verdiana, ha condotto ricerche particolari sulla vita e l’opera del grande compositore di Busseto, riferita in particolare agli anni formativi dell’Autore. Ne ha pubblicato con grande soddisfazione l’unico autografo sino ad oggi conosciuto, ritenendo Giuseppe Verdi il più grande compositore e artista che per l’epoca e per gli argomenti ha scosso il sentimento patriottico di allora.
Nel ricordare le possibilità di incontro con artisti e gli aneddoti sorti in diverse occasioni, l’oratore ha puntualizzato come la genialità dell’arte è spesso legata ad attimi di “follia” volendo ricordare, quale esempio del genere, che dalle dispute Callas-Tebaldi degli anni ’50 il maestro Tullio Serafin scoprì – e forse pochi lo sanno – il grandissimo talento di Maria Callas proprio al Teatro La Fenice, con l’interpretazione di una eccezionale “Tristano e Isotta”. “Follia di un sogno” definisce anche il coraggio di Venezia, tesa sempre alla ricerca di qualcosa di più e oltre in termini artistici.
Sul significato di “Impresa”, il teatro d’opera in generale si conserva nel tempo. Ben inteso in maniera diversa dalle iniziative dell’antico impresario, privato, oggi sostituito da strutture partecipative dello Stato.

L’oratore ha concluso sostenendo che molti giovani, desiderosi di cultura attraverso ciò che è sublime nell’arte, ne dimostrano l’ora occulto, ora manifesto interesse e si dedicano agli studi artistici di più alto livello nei diversi aspetti della sfera classica e operistica; ad onta della diffusa, urlata, monocorde decadenza della musica attuale.
Aldo Vianello
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